Dialetti, lingue e un tale di nome Brandino Padovano

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Nel medioevo, l’interno della cinta muraria di Padova racchiudeva un altro dei suoi tesori poco conosciuto. Lo chiamavano Brandino e già nel 1200, scrivendo sonetti in italiano anziché usare il latino, fu addiritura precursore del sommo Dante.

Cercando fra antichi libri di storia padovana e della lingua italiana, sono inciampata su un tale di nome Brandino Padovano (Aldobrandino Mezzabati). Curiosa come sempre, ho cercato di sapere un po’ più ed ho scovato che nel tardo 1200 il “nostro” Brandino Padovano smise di usare il latino nello scrivere i suoi sonetti e si rivolse al “volgare illustre”, ovvero l’italiano usato dagli accademici. Così mi venne svelato che a Padova visse un precursore di Dante Alighieri. Citato da Dante stesso nella sua opera “De Vulgari Eloquentia”, viene nominato dal Sommo Poeta come “l’unico esempio di poeta che seppe levarsi al di sopra del volgare municipale” [Giovanni Brunacci tra erudizione e storia a cura di Antonio Rigon e Flaviano Rossetto]. È già, il Brandino Padovano fu presente all’alba della lingua italiana e non solo. L’ha cullata. Nella Raccolta dell’Allacci, Poeti antichi raccolti da codici manoscritti della Biblioteca Vaticana, si trovano due sonetti del poeta padovano.

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La Divina Commedia scritta da Dante nella sua lingua materna, ossia il fiorentino del 1300. Sailko [CC BY 3.0(https://creativecommons.org/licenses/by/3.0

L’Italia è stata uno degli ultimi paesi di lingua latina a perdere il contatto linguistico col latino, o meglio, l’ha trasformato. Dal latino, usato soltanto dalle persone colte, sono nati i vari dialetti che vengono chiamati latino volgare, ossia quello parlato dalla gente per la strada. I primi scritti in volgare furono i documenti religiosi poiché si rendeva necessario farsi capire dai fedeli. Infine, il volgare italiano pian pianino guadagnò spazio e dalle scritture sacre per arrivare ai testi letterari è bastato poco. Così nacque il volgare illustre cioè il linguaggio di una persona che conosce il latino e lo sa usare con accuratezza ma lo adatta in modo a conservare la dignità della lingua rendendola comprensibile al popolo. In questo modo il volgare illustre camminando accanto al latino seduce il “nostro” Brandino Padovano.

Il secolo cambia, spunta la necessità di una lingua unificata, e proprio in questo periodo Dante Alighieri entra in scena e comincia la sua ricerca… in ogni regione, in ogni città. Cerca la lingua più bella, più nobile, e la trova tra i poeti. Dopo uno studio approfondito, la scelta cade sul dialetto toscano. Così nasce la lingua che parliamo oggi. Se pensiamo all’italiano nato dalla scelta fatta da Dante abbiamo una lingua che vive da più di sette secoli. Se invece la consideriamo a partire dal 1861, quando divenne lingua ufficiale dello Stato italiano, è una lingua giovinissima. Vale ricordare che sessanta anni fa la maggioranza della popolazione italiana parlava dialetti totalmente diversificati al punto di essere incomprensibili tra le diverse località. La radio, il cinema e la tv hanno avuto un importante ruolo nello sviluppo della lingua nazionale. Per favorire il suo apprendimento, ad esempio, nasce e se sviluppa in Italia la cultura del doppiaggio per i film. Era importante che gli italiani imparassero l’italiano prima dell’inglese.

Da dialetto a lingua riconosciuta

Se il fiorentino ha guadagnato lo status di lingua nazionale in Italia, il veneto ha contribuito al sorgere di una nuova lingua: il Talian. Qui la nostra storia guadagna spazi, forse non ali, ma sicuramente trova posto nella terza classe di un piroscafo a vapore dal quale il dialetto veneto sbarca, assieme ai nostri nonni e bisnonni, in quella sorta di terra promessa che il Brasile rappresentava. Portano con loro la valigia di cartone, magari vuota di vestiti, ma piena di volontà con la quale metteranno sul tavolo la polenta, il pane ed il vino ed in piedi intere città, nate dove c’era il nulla… si carissimi, rimboccandosi le maniche nascono città. Antonio Prado, Bento Gonçalves, Caxias do Sul, Garibaldi. E questo è solo l’inizio.

Dopo esserci ritrovati davanti ad una foresta tutta da addomesticare, quando la vita sembrava prendere un nuovo inizio ecco che il Brasile prendendo parte alla Seconda guerra mondiale, “dichiara guerra” agli oriundi italo-brasiliani constringendoli a mimetizzarsi per scappare ai frequenti attacchi. Il dialetto veneto venne proibito, le loro scuole furono chiuse, ora dovevano sopravvivere e così hanno iniziato a mescolare il natio dialetto veneto col portoghese, lingua ufficiale brasiliana.

Nasceva il Talian.

Gli immigranti italiani hanno costruito con le proprie mani la loro vita. Si sono sfamati del frutto del lavoro in una terra straniera. Hanno costruito un nuovo veneto con le caratteristiche di quello dal quale erano partiti ed in questo nuovo mondo hanno mantenuto la tradizione della polenta, il vino, la pizza, la pasta, il formaggio e anche lo stile architettonico delle case. In questo modo sono riusciti a mantenere viva la propria cultura, tradizione e lingua.

“Ma cos’elo sto Talian?”

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Accettata come la lingua degli immigranti, il Talian, chiamato “veneto brasiliano”, venne riconosciuto come patrimonio storico e culturale del Rio Grande do Sul e di Santa Catarina, le principali regioni occupate dagli italiani, ed è tuttora usato da più di mezzo milioni de persone. Il Talian è dunque una lingua viva, usata nel lavoro, nelle scuole, nei quotidiani, nella TV e alla radio. È la seconda lingua più parlata del Brasile e rappresenta l’ultimo legame tra gli immigrati italiani e la loro terra d’origine. In questo fa chiarezza anche il comune di Serafina Correa, nell sud del Brasile, che si adopera per mantenere viva la tradizione e la lingua anche con l’inserimento di cartelli stradali scritti in Talian.

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Il comune di Serafina Correa in Brasile si adopera per mantenere viva la tradizione e la lingua. Le foto furono gentilmente fornite da Jaciano Eccher amministrattore del blog Brasil Talian

In Brasile oggi vivono circa 31 milioni di italiani e discendenti ed il Talian fa parte del quotidiano di ben quattro generazioni. Parlato in 133 città brasiliane che si trovano a Santa Catarina, Paraná, Espirito Santo e Rio Grande do Sul, il Talian è la prima lingua minoritaria del Brasile ad ottenere il riconoscimento di lingua e di patrimonio storico e culturale degli immigrati che se stabilirono in territorio brasiliano.

Nonostante sia stato perseguitato dal regime Vargas, il dialetto veneto è sopravvissuto alla guerra in Brasile. Vero che ha perso. Ha perso le vocale iniziale e finale facendo si che l’Italiano diventasse semplicemente Talian. Nel 2009 il Brasile è riuscito a mettere una pietra sopra il passato e ad abbracciare il Talian offrendo al dialetto veneto il riconoscimento e la tutela meritata e noi… bene, a noi veneti resta l’onore e la gioia di essere gli autori di una lingua “italiana” parlata fuori d’Italia.

Clicca sul link per ascoltare la radio Amici del Talian

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