Pinocchio compie 140 anni, ma il vecchietto è Geppetto ;)

“C’era una volta…
‘Un re!’ diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.”

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Centoquarant’anni fa nacque il burattino Pinocchio, scolpito in un pezzo di legno da un adorabile vecchietto, il Mastro falegname Geppetto. E poi? E poi c’è il Grillo Parlante (quello che gli fa da coscienza), la Fata Turchina, il Gatto, la Volpe e tanti altri che compongono questo capolavoro della letteratura italiana. Il bello di questa storia, però, è rendersi conto che è stato solo dopo aver subito una trasformazione interiore, un vero risveglio di coscienza, che Pinocchio è riuscito a far manifestare il suo grande desiderio. Il burattino di legno si trasformò in un vero bambino, in carne e ossa. Come lui stesso disse, un “ragazzino perbene perché ha capito i suoi errori”.

Il 7 luglio 1881 segna la data della prima apparizione di Pinocchio nel “Giornale per i bambini”, il primo giornale italiano dedicato ai piccoli lettori. La storia fu pubblicata a puntate. L’ultimo episodio, però, cadde come una bomba sui lettori che delusi scrissero al giornale chiedendo una nuova fine. Il povero Pinocchio nel primo racconto fini impiccato in una grande guercia. Anche se dubbioso, Carlo Collodi, il creatore di Pinocchio, rispose alla richiesta dei lettori e così, con l’aiuto della Fata Turchina, riportò Pinocchio in vita. Allora, nel 1883, il libro illustrato “Le Avventure di Pinocchio. Storia di un burattino” fu pubblicato dalla Libreria Editrice Felice Paggi.

Carlo Lorenzini (o Carlo Collodi) nacque a Firenze il 24 novembre 1826 e trascorse parte dell’infanzia nel paese di Collodi, borgo medievale del Pistoiese, che gli ispirò lo pseudonimo. Nel 1844, interruppe gli studi andando a lavorare alla libreria Piatti di Firenze. Tre anni dopo iniziò la collaborazione presso le testate giornalistiche occupandosi di musica, teatro, letteratura e umorismo. Collodi fondò due grandi giornali italiani dell’epoca: Il Lampione, un quotidiano satirico, soppresso nel 1849, e lo Scaramuccia, giornale teatrale. Collodi morì il 26 ottobre 1890.

Il burattino parla 260 lingue

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Alcune delle 260  traduzione di  “Avventure di Pinocchio”  che possono essere trovate nella  biblioteca dell’ Accademia della Crusca library, in Firenze. Creative Commons – Attribution (CC BY 3.0)

Non è una bugia, tra i libri italiani, Pinocchio è il più diffuso e tradotto nel mondo. Il burattino parla 260 lingue, secondo una ricerca pubblicata il 18 maggio 2021, commissionata da MareMagnum.com, la piattaforma italiana per la ricerca di libri antichi e usati. Ma possiamo andare oltre: nella classifica mondiali dei libri, a cura di 7Brands Inc., agenzia di traduzione americana, Pinocchio appare addirittura al secondo posto, dopo Il Piccolo Principe, del francese Antoine de Saint Exupéry.

Il figlio adottivo di Mastro Geppetto che si lascia condurre delle menzogne ed ad ogni bugia gli si allunga il naso è il personaggio letterario italiano più conosciuto all’estero. La fama lo porta anche al mondo del cinema, dei fumetti e del teatro. Pinocchio viene riconosciuto come uno dei più̀ grandi successi della Disney (vinse nel 1941 due premi Oscar) passando alla storia come il “secondo classico Disney” dopo Biancaneve e i sette nani del 1937.

Pin-occhio o occhio pineale?

— Che nome gli metterò? — disse Geppetto fra sé e sé. — Lo voglio chiamar Pinocchio. Questo nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina.

Da questa spiegazione, data da Geppetto stesso, se seguono altre di ragioni geografiche, botaniche o anche esoteriche. Se dice che Collodi si fosse ispirato alla fontana del Seminario-collegio vescovile dove studiò, denominata Fontana del Pinocchio; oppure dalla zona del Pinocchio, San Miniato Basso, villaggio dove per anni lavorò suo padre. Altri dicono che il nome può venire proprio dalle caratteristiche del personaggio fatto di legno. Pinocchio è un altro nome per il pinolo, il seme del pino.

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Pinocchi, burattini in legno , in una bancarella in piazza a Verona, Italia. 

La spiegazione che mi piace di più, tuttavia, è quella esoterica e qui senza dubbio c’è posto per un altro articolo. Pin-occhio o occhio pineale? Il pino fa i pinoli che sappiamo ha la stessa forma e rappresenta la ghiandola pineale, chiamata anche il terzo occhio. Le interpretazioni che si possono fare sulla storia di Pinocchio vanno dalla più superficiale, contata e raccontata all’infinito, a quella più profonda, che parla di trasformazione dell’essere. Il burattino in legno, che rappresenta il lato materiale, prese coscienza dei suoi atti, subì un processo evolutivo interno e a lui fu regalato il dono della vita. Solo dopo cambiare dentro si è verificato il cambiamento fuori facendo che Pinocchio diventasse un bambino vero, possessore di coscienza, anima e sicuramente di un cuore. Pinocchio si “risvegliò” e si avvicinò al divino. Per lui l’opera è compiuta.

Abbiamo parlato di una storia del 1881, quando Pinocchio fu capace di guadagnare una coscienza propria e licenziare il Grillo Parlante del suo incarico di coscienza esterna. Oggi, nel 2021, ci sono uomini in carne e ossa che trovano più comodo avere un Grillo Parlante a loro fianco e così percorrono la loro vita, come un pezzo di legno, sostenuti per tutto il sempre dalla loro coscienza esterna.

Pinocchio da André Koehne

Piinocchio da André Koehne – Creative Commons Attribuzione-CC BY-SA 3.0)

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